Ci sono cose antiche e consolidate che, tuttavia, per inspiegabili motivi, ancora generano contenzioso e che, solo grazie alla ostinazione delle amministrazioni resistenti, ripristinano la normalità delle vicende sanzionatorie.

Nel caso trattato dalla Cassazione all’udienza del 13 maggio 2014 (Cass. civ. Sez. VI – 2, Ord., 10-06-2014, n. 13037), un piccolo ma tenace “comunello” in provincia di Biella non si è arreso all’evidenza della doppia ingiustizia patita (sia innanzi al Giudice di pace che innanzi al Tribunale), consistente nell’annullamento di un sacrosanto verbale per violazione dell’articolo 146 del codice della strada. Non trovando la strada per fare annullare il verbale sulla base degli antichi (e non più percorribili) motivi fondati sulla legittimità degli accertamenti compiuti con strumenti automatici per rilevare le infrazioni semaforiche, il ricorrente ha vinto sulla base di un motivo assurdo: non era possibile per il trasgressore articolare una valida difesa in quanto, mancava, sul verbale, l’indicazione del numero civico che individuasse il luogo ove era collocato il semaforo. Secondo la teoria del ricorrente (appoggiata nei primi due gradi di giudizio) la violazione restava illegittimamente accertata e da annullare era, per conseguenza, il verbale. 

 

Il collegio, con la sentenza epigrafata, ripristina la normalità.

“E’ convincimento del relatore che la specificità della contestazione – costituente parametro necessario per l’approntamento della difesa del preteso contravventore- non abbia caratteristiche diverse a seconda che si tratti di verbalizzazione contestuale o differita (legittimamente, ai sensi dell’art. 384 reg. esec): nella fattispecie, dalla lettura del verbale trascritto integralmente ai foll. 2.3 del ricorso, emerge che non solo furono genericamente indicate le circostanze di tempo, luogo e fatto (come formalmente imporrebbe l’art. 385 reg. esec. in caso di contestazione differita) – ma furono altresì esposti i parametri temporali (“il giorno 7/12/2006 alle ore 09,42) in cui si sarebbe svolta la condotta censurata, la quale poi fu ulteriormente specificata, ai fini identificativi, con il riferimento al semaforo ivi esistente ed al fatto che della trasgressione fu tratta documentazione fotografica messa a disposizione dell’interessato”.

 

Su queste basi la Cassazione da continuità a quell’indirizzo interpretativo di legittimità che assume che il requisito della specificità dell’atto di accertamento deve dirsi osservato per il tramite dell’indicazione del giorno e dell’ora, della natura della violazione, del tipo e della targa del veicolo, nonché della località del verificarsi del fatto, senza necessità di ulteriori indicazioni non indispensabili ad assicurare il diritto di difesa dell’incolpato e ciò, in quanto l’infrazione deve essere contestata in breve periodo di tempo, entro il quale può aversi ancora un collegamento mnemonico con il fatto ascritto, così che il soggetto è in grado, anche con la semplice indicazione della via, di sostenere e provare che la sua vettura non si trovava affatto in detta località (vedi Cass., Sez. 1 n. 21058/2006).

Pino Napolitano

P.A.sSiamo

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