I principi di correttezza e di buona fede impongono alle parti di adempiere obblighi anche non espressamente previsti dal contratto o dalla legge, dove ciò sia necessario per preservare gli interessi della controparte. Inoltre, essi consentono al giudice di intervenire anche in senso modificativo o integrativo sul contenuto del contratto per garantire l’equo contemperamento degli interesse delle parti o prevenire e reprimere l’abuso del diritto.

Con la sentenza n. 1213/14 il Tribunale di Busto Arsizio, sezione III, affronta la questione del dovere di esecuzione contrattuale secondo buona fede, individuando alcuni punti rilevanti con riferimento al contratto di somministrazione. In particolare, secondo il Giudice Unico, è necessario ribadire l’insegnamento della Corte di Cassazione che afferma essere il principio di correttezza e buona fede nell’esecuzione del contratto, espressione del dovere di solidarietà fondato sull’art. 2 Costituzione. Esso impone a ciascuna parte del rapporto obbligatorio di agire in modo da preservare gli interessi dell’altra e costituisce un dovere giuridico autonomo a carico delle parti contrattuali, a prescindere dall’esistenza di specifici obblighi contrattuali o da quanto espressamente stabilito da norme di legge. Conseguentemente, la sua violazione costituisce di per sé inadempimento e può comportare l’obbligo di risarcire il danno che ne sia derivato. Nel caso di specie la parte attrice aveva citato Enel Servizio Elettrico spa per violazione del dovere di esecuzione secondo buona fede del contratto ex art. 1375 cod. civ., in quanto la società non aveva, all’epoca dei fatti, predisposto una modalità gratuita di pagamento delle fatture emesse per la fornitura di energia elettrica, ma solo delle forme alternative che imponevano in ogni caso un costo a carico dell’utente. Ciò che aveva formato anche oggetto di una deliberazione dell’Autorità per l’Energia Elettrica che accertava, tra l’altro, la violazione da parte della società di tale obbligo, con conseguente lesione dei diritti del consumatore.

 

Il Giudice Unico evidenzia che la delibera dell’Autorità per l’Energia Elettrica citata non aveva trovato esecuzione da parte di Enel che, nel frattempo, aveva proposto ricorso avverso la stessa davanti al TAR il quale aveva statuito che le modalità di pagamento cono watt o pagamento online non costituiscono modalità gratuita, atteso i costi indotti necessari per usufruire di tali servizi; analogamente per il pagamento con carta di credito, accedendo alla rete internet, il cliente si vedrebbe costretto a sopportare i costi per l’acquisto delle attrezzature informatiche, oltre alle spese sostenute per accedere. Il Tribunale ricorda che nelle more dell’emanazione della sentenza TAR, l’Enel aveva introdotto alla fine del 2004, a distanza di quasi cinque anni dalla delibera dell’Autorità per l’Energia Elettrica, una modalità gratuita di pagamento, stipulando delle convenzioni con istituti bancari. Un’ulteriore delibera dell’Autorità per l’Energia Elettrica imponeva ad Enel l’obbligo di informare gli utenti, direttamente nella bolletta, dell’esistenza della modalità gratuita di pagamento, tanto da irrogare una sanzione amministrativa di € 11.700.000, 00 per inadempienza di tale obbligo. Persino il Consiglio di Stato, chiamato a giudicare in merito, aveva rilevato che la delibera stabiliva espressamente che la bolletta doveva riportare le modalità di pagamento che possono essere utilizzate dal cliente, sancendo così nei confronti degli esercenti di servizio di distribuzione e vendita di energia elettrica l’obbligo di pubblicizzare per gli utenti tutte le modalità di pagamento poste a disposizione. Al riguardo, il giudice di Busto Arsizio dichiara espressamente nella sentenza in commento di ritenere che la mancata predisposizione prima della fine del 2004 di modalità gratuite di pagamento, nonché la mancata indicazione, in violazione degli obblighi informativi, della possibilità del pagamento gratuito, con indicazione delle relative modalità nella bolletta, costituiscono una violazione del dovere di esecuzione del contratto ex art. 1375 c.c., con conseguente inadempimento imputabile ad Enel, da cui discende l’obbligo di risarcire il danno conseguente. Da qui l’accoglimento dell’appello con la condanna dell’Enel Servizio Elettrico spa al pagamento della somma di € 7,54 a titolo risarcitorio per il pagamento dei bollettini postali, nonché al pagamento delle spese processuali.

Mimmo Carola

 

 

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