Appendino condannata? Bene… ci costruiamo su un webinar!

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Il titolo è provocatorio. I soliti superficiali pensaranno che veramente stiamo godendo per questa ennesima ferita all’Ordinamento, oltre che alle persone attinte da una sentenza folle.

La questione è grave e forse un momento di riflessione va fatto.

La sindaca di Torino, Chiara Appendino, è stata condannata nel processo con rito abbreviato a un anno e sei mesi con sospensione condizionale della pena per i fatti di piazza San Carlo del 3 giugno del 2017.

Il tumultuoso, quanto sterile, arido e poco incline all’approfondimento mondo dei “social media” in cui si agitano profeti -vecchi e nuovi- della polizia locale ed esperti della nuova materia di speculazione denominata “safety & security” –tecnicamente parlando- se ne è “stracatafottuto”!

Ma chi se ne “fotte! Avrà pensato qualche agente….

Ma chi se ne “strafotte”! Avrà pensato qualche comandante che –nascondendosi dietro la separazione delle funzioni dettata dalla prevenzione della corruzione- prende contezza che non firmare licenze è cosa salvifica ….

Ma chi se ne “catafotte”! Avrà pensato il solito dipendente comunale medio che vede nel Sindaco l’origine e la fine di tutte le sue frustrazioni.

Gli unici che hanno annotato il numero della sentenza sono quelli che, facendo formazione sull’argomento, analizzeranno il giudicato per rilanciare webinar tematici (se non altro, questi sono quelli che lo studio e l’approfondimento lo fanno).

A parte questo, siamo al cospetto della follia di una magistratura che –distante dal mondo reale come poche categorie professionali- non si preoccupa di fare altro che trovare un “capro espiatorio”, onde legittimare il proprio ruolo al cospetto del popolo che ha bisogno di percepire che una punizione “qualunquemente” è stata data a qualcuno.

Può mai essere che non parta un dibattito sull’evoluzione dell’Ordinamento e sulla ragionevolezza in questo secolo di una norma come l’art. 40 comma 2 del Codice Penale (non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo)?

L’unico che, a prescindere dal tema concreto, ha scritto qualcosa di importante sulla profonda gravità del baratro in cui è precipitato il nostro Ordinamento è stato il Prof. Filippo Sgubbi, con il libro “Il diritto penale totale. Punire senza legge, senza verità, senza colpa”. Questa sentenza torinese è la conferma (una sorta di ventunesima tesi al predetto libro) della perdita di coerenza di sistema, generata da una magistratura marcia e da un parlamento delegittimanto (negli ultimi 20 anni, non certo solo negli ultimi 2) che non sanno (rectius: vogliono) recuperare la vista sulla società reale, dall’abbaglio inflitto dalla lotta per il potere.

In libreria è uscito un libro intervista nel quale un “colpevole” confessa: ““Tutti quelli – colleghi magistrati, importanti leader politici e uomini delle istituzioni molti dei quali tuttora al loro posto – che hanno partecipato con me a tessere questa tela erano pienamente consapevoli di ciò che stava accadendo.” Il “Sistema” è il potere della magistratura, che non può essere scalfito: tutti coloro che ci hanno provato vengono abbattuti a colpi di sentenze, o magari attraverso un abile cecchino che, alla vigilia di una nomina, fa uscire notizie o intercettazioni sulla vita privata o i legami pericolosi”.

Nel perpetuare questa lotta di potere… maturano sentenze come quella di Torino.

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