Locazioni brevi e sicurezza pubblica: il Consiglio di Stato riafferma l’obbligo di identificazione “de visu” e apre alla tecnologia nella sentenza n. 9101/2025

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Con la sentenza n. 9101 del 21 novembre 2025, il Consiglio di Stato interviene in modo decisivo nel dibattito sull’identificazione degli ospiti nelle locazioni brevi, riformando la pronuncia del TAR Lazio e confermando la piena legittimità della circolare del Ministero dell’Interno del 28 novembre 2024.

La decisione chiarisce, anzitutto, che l’obbligo di verificare l’identità dell’ospite mediante controllo diretto – l’ormai centrale “identificazione de visu” – non è frutto di innovazioni recenti, bensì rappresenta un principio cardine dell’art. 109 TULPS fin dalla sua introduzione nel 1931.

Il Collegio ricostruisce puntualmente l’evoluzione normativa, evidenziando come le modifiche del 2011 abbiano riguardato esclusivamente le modalità di comunicazione telematica alle Questure, senza incidere sull’onere originario di accertare personalmente la corrispondenza tra persona e documento. Ne deriva che la circolare impugnata non introduce nuovi adempimenti, ma si limita a ribadire il quadro legislativo vigente, configurandosi come atto interno non lesivo e, dunque, non autonomamente impugnabile.

In questo contesto, il Consiglio respinge anche i rilievi di violazione dei principi di proporzionalità, concorrenza e libertà d’impresa, chiarendo che l’art. 19-bis del d.l. n. 113/2018 equipara integralmente strutture alberghiere ed extralberghiere, escludendo asimmetrie normative. Altrettanto netta è la posizione sull’idoneità delle procedure di check-in da remoto: l’invio di documenti e l’accesso mediante codici o key box non garantiscono il requisito di certezza richiesto dalla normativa di pubblica sicurezza, poiché privi di qualsiasi verifica visiva sulla persona che effettivamente accede all’alloggio.

Tuttavia, ed è un passaggio di grande rilievo per gli operatori, il Consiglio non chiude affatto alla tecnologia: la verifica “de visu” può essere svolta anche mediante sistemi di videocollegamento o dispositivi che consentano un riscontro immediato fra ospite e documento, purché l’accertamento sia effettivo e contestuale all’ingresso.

La sentenza, inoltre, richiama il valore dei “fatti notori” in materia di sicurezza – dal contesto internazionale ai grandi eventi nazionali come il Giubileo – escludendo che la circolare necessitasse di una specifica istruttoria per giustificare l’esigenza di un’applicazione rigorosa dell’art. 109 TULPS.

Per il settore delle locazioni brevi, la pronuncia rappresenta un punto di equilibrio tra esigenze ispettive e sviluppo del mercato: riafferma la funzione di presidio dell’identificazione personale, base irrinunciabile delle attività di prevenzione e controllo del territorio, ma al tempo stesso apre spazi per future soluzioni digitali certificate, in grado di conciliare flessibilità operativa e garanzie di sicurezza.

Una decisione, dunque, che riordina il quadro interpretativo e offre una direzione chiara a gestori, pubbliche amministrazioni e forze di polizia, consolidando l’idea che l’innovazione è compatibile con il diritto della pubblica sicurezza solo se mantiene al centro la certezza dell’identità di chi accede alle strutture ricettive.

Sentenza CDS 9101-2025 (1)

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