Non è vero … ma ci credo

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L’emergenza Covid 19 ha certamente segnato tutti noi sia come cittadini sia, soprattutto, nel ruolo nel settore della sicurezza pubblica. Mai minimamente preventivata e preventivabile, la pandemia ci è caduta addosso tra ignoranza reattiva e presa d’atto delle teorie complottistiche e/o negazioniste, più o meno vere, più o meno bizzarre. E ognuno di noi si è organizzato in una sorta di corsa al fai da te.

Io per esempio mi sono affidato al sapere. Ho ascoltato, letto, studiato tutto ciò che venisse prodotto sull’argomento selezionando per fede la fonte (dal momento che venivano presentati come “autorevoli” conoscitori dell’argomento). E questa ricerca del sapere mi ha spinto ad iscrivermi in alcune chat professionali, al fine di avere notizie in anteprima e confrontarmi con “autorevoli” colleghi. Tale scelta se da un lato mi ha facilitato l’azione di selezione informativa in materia legislativa e di prassi, dall’altro mi ha fatto conoscere un mondo di nuovi curiosi del diritto, pronti, con la velocità della luce, a porre interrogativi interpretativi comportamentali mentre Conte stava ancora parlando al popolo italiano.

Sono stato tentato più volte di abbandonare queste chat, prendendo atto della demagogia di approccio e della gara esasperata degli animatori a pubblicare leggi nella nomenclatura di “versione non ufficiale”, soddisfatti del raggiunto obbiettivo della primogenitura informativa. Anche l’aumento sproporzionale dei partecipanti se da un lato garantiva un sicuro successo in termini quantitativi, procurava una evidente perdita di qualità professionale tra quesiti infantili e manie di protagonismo con modulistica predisposta ai limiti della decenza….non solo amministrativa.

Per fortuna ho tenuto duro! E nonostante la chat produca espressioni di dubbia intelligenza 24/24 ore, manifesta altresì una casistica allegra e creativa che contribuisce a sviluppare buonumore alla faccia della … cultura del diritto!

Insomma ho sviluppato una sorta di “non è vero… ma ci credo”, leggendo le autocertificazioni o i prontuari operativi anti Covid 19 che poco avevano a che fare con la certezza del diritto ma che, consequenzialmente al caos totale epidemiologico, rispondevano ai mille quesiti fantasiosi e libertini, prodotti da menti eccelse fraudolente.

E di qui la truffa del portare il cane a fare i propri bisogni non solo dai legittimi proprietari ma anche da tutti i vicini nel rione, il rilascio di certificazioni mediche attestanti l’esenzione all’uso della mascherina di protezione, o ancora le autocertificazioni complesse ed interpretative tra il concetto di parente e di affine o di compagno tra persone dello stesso sesso.

Di tutto … di più!

Restare in chat quindi mi fa sorridere da un lato “amaro”, prendendo atto dello sviluppo incontrollato di vere e proprie seghe mentali (scusate la volgarità ma non riesco a descriverle diversamente) dall’altro “dolce” nella considerazione di una casistica tutta italiana.

L’ultimo casus belli, che ha stimolato il presente articolo, è una foto, filtrata in chat, che ritrae un verbale di violazione alle norme anti Covid 19. Leggetelo e, come ho fatto io, rileggetelo più volte.

Per la serie “non è vero… ma ci credo”, non mi sono posto il problema sulla veridicità del verbale (tecnicamente ineccepibile), ma ho preso atto della dichiarazione del trasgressore (giustamente riportata): “Non mi mettevo la mascherina quando andavo a fare gli scambi di coppia a Bergamo, figuriamoci se me la metto in via San Vincenzo”.

Quanta verità… ma soprattutto quanta coerenza nelle dichiarazioni del trasgressore, reo confesso di illiceità passate ben più gravi rispetto ad una mera passeggiata su via San Vincenzo del Comune di Vattelapesca in assenza di opportuna e dovuta mascherina.

Ma non bisogna aver pietà di un coerente trasgressore, ma di quel povero accertatore costretto a verbalizzare l’esimente tentato. L’accertatore dovrà informare l’Autorità Giudiziaria delle dichiarazioni raccolte? Dovrà chiedere misure cautelari per il recidivo? Dovrà modificare l’assetto sanzionatorio contestato? Dovrà indagare fuori territorio nel Comune di Bergamo se quanto dichiarato dal trasgressore risponde al vero?

Quanti interrogativi… ma anche questo è Covid 19…. È patologico tanto quanto il covid 19… e che Dio ci aiuti!!!!

Francesco Delvino

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