Un gazebo utilizzato in modo permanente è soggetto a permesso a costruire, ma non basta solo dirlo.

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Il TAR Molise con sentenza numero 109 del 22 marzo 2021 ha accolto il ricorso   per l’annullamento del permesso di costruire che ha consentito la realizzazione di un gazebo su suolo pubblico in concessione a servizio di un’attività commerciale. La ricorrente si duole dell’eccessiva vicinanza del gazebo alla propria abitazione e dal proprio garage, da cui disterebbe, rispettivamente, 3.5 e 1.5 metri, senza rispetto delle distanze previste per le nuove costruzione in chiaro contrasto con gli articoli 8, 9 del d.m. 1444 del 2 aprile 1968.

La sentenza ha recepito due principi fondamentali:  1) un gazebo costruito per  utilizzo permanente è soggetto a permesso a costruire; 2) non solo deve essere rilasciato il permesso a costruire,  ma deve essere seguita anche un adeguata istruttoria che ne verifichino la legittimità del titolo.

Il Comune per la costruzione del gazebo, oggetto di causa, ha rilasciato il titolo del permesso a costruire, riconoscendo   l’impatto urbanistico del gazebo collegato direttamente all’uso permanente del manufatto escludendone la   temporaneità che avrebbero consentito di derogare al titolo del permesso a costruire conformemente alla Giurisprudenza prevalente.1

Con specifico riferimento alla normativa edilizio-urbanistica applicabile ai gazebo, la giurisprudenza è orientata a distinguere a seconda che la struttura in discussione sia destinata, in concreto, ad un uso temporalmente limitato ovvero permanente. Nel primo caso la natura meramente temporanea dell’opera escluderebbe la sua idoneità ad alterare lo stato dei luoghi, e dunque la necessità del permesso di costruire; nel secondo caso, invece, si sarebbe in presenza di un’“intervento di nuova costruzione”, ai sensi di quanto disposto dall’articolo 3, comma 1, lett. e), e 5 del d.p.r. n. 380/2001, con conseguente necessità del permesso di costruire e soprattutto, a monte, del rispetto delle ordinarie regole urbanistico- edilizie.

La struttura, oggetto di causa, è stata eretta previo ottenimento di specifico permesso di costruire, come nuova costruzione su area libera “di cui all’art. 10 del D.P.R. n. 380/2001” con occupazione permanente di suolo pubblico contenente la clausola che “Le opere eseguire dovranno essere rimosse allo scadere della validità della Concessione di suolo pubblico”.

Ciò nonostante Il comune non risulta avere in alcun modo provveduto, in coerenza con la natura del titolo rilasciato, a   verificare l’effettiva compatibilità dell’opera con la normativa urbanistico-edilizia ed in particolare sulle regole relative alle distanze configurandosi un radicale difetto di istruttoria in cui l’amministrazione è incorsa e per tanto il permesso a costruire deve essere annullato.

  1. Con riferimento, infine, ai due gazebo, si osserva che, secondo la giurisprudenza prevalente dalla quale non si ravvisano ragioni per discostarsi, l’intervento edilizio che ha comportato la sistemazione degli spazi esterni (viali pedonali e muretti di perimetrazione, gazebo, pensiline), è annoverabile nel concetto di “nuova costruzione” di cui all’art. 3, lett. e), d.P.R. n. 380/2001, che riguarda ogni trasformazione urbanistica del territorio non rientrante nelle categorie della manutenzione ordinaria e straordinaria, del restauro e risanamento conservativo e della ristrutturazione edilizia, e che comprende qualunque manufatto autonomo o modificativo di altro preesistente, necessitante in base al successivo art. 10 del permesso a costruire e sanzionabile, in sua mancanza, con la sanzione della demolizione ex art. 31 (T.A.R. Napoli n. 5313/2018). Ancora, si rileva che i manufatti funzionali a soddisfare esigenze permanenti, devono essere considerati come idonei ad alterare lo stato dei luoghi, con un sicuro incremento del carico urbanistico, non rilevando la precarietà strutturale del manufatto, la rimovibilità della struttura e l’assenza di opere murarie; ciò in quanto il manufatto non precario (es.: gazebo o chiosco) non è utilizzato per fini contingenti, ma è destinato ad un utilizzo reiterato nel tempo, in quanto opere realizzate per attività stagionali. Deve pertanto rilevarsi come, ai fini dell’esonero dall’obbligo del possesso del permesso di costruire, l’opera precaria deve essere destinata ad un uso temporalmente limitato del bene, mentre la stagionalità dell’uso non esclude la destinazione del manufatto al soddisfacimento di esigenze permanenti nel tempo (T.A.R. Lecce n. 666/2019).

Tar Molise sentenza 109-2021

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