Prolusione dell’autore

Sul finire dell’anno 2012, in Italia si è registrato un momento di insolita resipiscenza morale da parte del Legislatore (ovvero: laddove tale resipiscenza non sia stata reale, quanto meno se n’è colta una certa apparenza).

Il contesto storico era delicatissimo: da una parte vi era la tensione dei mercati e la speculazione sui titoli di Stato che rese famosa, per un popolo ignaro, la parola “spread”; dall’altra vi era la critica internazionale alla incapacità italiana di dare seguito ad importanti convenzioni internazionali in materia di contrasto alla corruzione; dall’altra ancora vi era una sfiducia nella classe politica che veniva svelata (dalla magistratura) alla nazione come capace di legiferare nel proprio esclusivo interesse (finanziamenti nazionali e regionali ai partiti senza regole serie di rendicontazioni; cumuli di cariche e di incarichi…).

Questo (ed altri qui non citati) insieme di fattori portò ad una compagine di governo che si doveva connotare per rigore e serietà. In questo clima fu varata, ed approvata – con la “fiducia” – la “Legge anticorruzione” che voleva rappresentare, nello stesso tempo, una risposta sia interna che internazionale alla grave crisi di fiducia che accompagnava le nostre istituzioni.

Gli storici e gli analisti politici, tra qualche anno, sapranno tirare le fila di questo momento storico ed esprimere un giudizio sui risultati di questa piccola “rivoluzione” (meglio dire “norma- lizzazione”) culturale.

Il nostro compito è solo quello di descrivere due delle varie conseguenze normative determinate dalla Legge n. 190/2012, ovvero i Decreti delegati n. 235/2012 e n. 39/2013.

Mai come in questo caso, il verbo “descrivere” rende l’idea del contenuto di questo breve lavoro. Resistendo alla tentazione di spingermi in commenti approfonditi, ho provato a rappresentare, con il massimo schematismo possibile, cosa sia cambiato dopo la manovra delegata “anticorruzione”.

Da una parte, ho evidenziato come il Legislatore abbia posto una barriera di tipo etico alla copertura di incarichi politici (D.Lgs. n. 235/2012); dall’altra parte ho sottolineato come sia stato posto argine alla possibilità che agli incarichi direttivi di vertice delle Pubbliche Amministrazioni (e con esse del mondo privato che ne spende il danaro) fossero assunti da persone prive di requisiti morali (nel senso penalistico del termine) ovvero da persone rese meritevoli di tali incarichi solo per preveniente o concomitante militanza politica (D.Lgs. n. 39/2013).

Ora come ora, non sono in grado di dire se il risultato sia stato colto: per risultato intendiamo sia quello sperato dal Legislatore nel vergare i due decreti delegati esaminati nel testo che segue, che quello auspicato da me nel ridurre in schemi efficaci una materia scritta in modo decisamente complesso.

Fatto sta che il libro, ancora più che utile per la parte teorica, lo potrà essere per la parte schematica, onde consentire, con un rapido sguardo, di capire se si possa essere candidati, incaricati o se si debba rinunciare ad un incarico incompatibile con altri.

Il lavoro è dedicato, infine, al mondo degli Enti Locali, l’unico che, ben prima degli altri livelli di governo, aveva patito l’appli- cazione di queste giustissime regole.

Regole che, per azzardare un primo commento, contrastano molte casistiche equivoche ma che altrettante ne lasciano prive di argine.

“Cosa dire?”
Volendo essere ottimisti diciamo… “è un buon inizio”… “ forse”.

Pino Napolitano 

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