In questi anni mi sino ripetutamente occupato della vicenda personale di tanti onorati Comandanti di Polizia Locale che hanno subito il trasferimento violento su settori diversi o accettato -in maniera saggia e non polemica- di ruotare su altre funzioni comunali. Ho rilevato, percorrendo la giurisprudenza, che ciò è -secondo la legislazione vigente- una sorta di “dinamica naturale” per quanti esercitino tale funzione da una posizione dirigenziale, mentre più difficile resta, per amministratori che entrino in “anti-patia” (nel senso greco del termine) con il Comandante della Polizia Locale, rimuoverlo dalla funzione, quando questi non sia dirigente.

Talvolta, per raggiungere tale scopo, si aggira l’ostacolo: considerato che -per profili professionali non dirigenziali- il giudice del lavoro potrebbe ancora tutelare (per l’effetto di demansionamento che è leggibile nell’azione di traslazione su altri uffici) il Comandante che ritenga di dover continuare a svolgere un ruolo per il quale ha superato un pubblico concorso, si maschera la scelta  personalizzata da atto di macro organizzazione, così arrivando a sopprimere il corpo di polizia municipale, al solo scopo di ridimensionare chi lo dirige.

Questo pensieri sparsi mi vengono instillati dalla lettura della sentenza del TAR Puglia (sezione Lecce) 703 del 12 febbraio 2015 nella quale si vede respingere il ricorso promosso da un Comandante, avverso la deliberazione della Giunta Comunale che scioglie il corpo di Polizia Locale. Ovviamente, nella questione umana sottesa non entro, nulla conoscendo di fatti e persone richiamate nelle menzionata sentenza; tuttavia mi rendo conto, leggendo la sentenza, come la giustizia amministrativa non riesca a penetrare nel “fatto”, limitandosi a vagliare (per limiti intrinseci in tale giurisdizione) la forma degli atti;ciò con sicuro nocumento per le persone e per le funzioni.

La vincitrice del concorso di Comandante del Corpo di P.M. di un comune salentino, “si duole di una serie di decisioni adottate dall’Ente civico con le quali, sotto le mentite spoglie di una riorganizzazione generale di uffici e servizi amministrativi, sarebbe stata messa in atto un’azione di ridimensionamento della sua figura e della sua professionalità. ..Le previsioni in questione sarebbero state concretamente attuate attraverso l’eliminazione del Settore V Polizia Locale, confluito nel III Settore denominato Valorizzazione e Gestione del Territorio Comunale, con eliminazione della figura del Comandante della P.L. dall’organico”.

Il Collegio ritiene che la decisione dell’Amministrazione opposta sia legittima. Se un Comune decide di non investire sulla Polizia Municipale, non assumendo più agenti nel pur ristretto turn over ammesso oggi dalla legislazione di contenimento della spesa pubblica, così riducendosi il numero degli operatori al di sotto della soglia di Legge prevista per il mantenimento di un “Corpo”, è legittimo il ridimensionamento e la conseguente compressione delle prerogative personali di chi lo aveva, fin lì, diretto.

Una brutta storia, ad avviso di chi scrive; una storia di deresponsabilizzazione di scelte politiche e di smarrimento del senso di giustizia sostanziale che dovrebbe animare l’organizzazione dei pubblici uffici…. buon andamento ed imparzialità, pur richiamati dall’articolo 97 della Costituzione, si perdono nella memoria e nel tempo.

Pino Napolitano

P.A.sSiamo

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