Alla data del 31 gennaio 2015 scadrà un anno dal momento in cui gli Enti pubblici avrebbero dovuto mettere a punto il proprio piano triennale di contrasto ai fenomeni di corruzione. Molti Enti hanno provveduto. Tra questi, solo pochi hanno creduto alla importanza e centralità della pianificazione decentrata, applicandosi seriamente nella loro costruzione, nel rispetto delle linee guida emergenti dal Piano Nazionale Anticorruzione. La grossa parte degli adempienti poi, si è limitata a fare la classica operazione (molto diffusa in Amministrazione e specialmente nei Comuni) del “copia-incolla” istituzionale; in altri termini, letto il “piano” redatto dal “vicino”, si è preferito scopiazzarlo, invece di realizzare una seria mappatura del rischio, partendo dalla analisi della realtà che si amministra. Ma, perfino con riguardo alla vituperata prassi del “copia-incolla istituzionale”, v’è di peggio! Molti Enti Pubblici se ne sono, “altamente fregati” degli obblighi derivanti dalla L.190/2012.

Questo viene acclarato da un recente censimento del Dipartimento per la Funzione Pubblica (divulgato da Sole 24 ore pag. 7, del 15 dicembre 2014) che rappresenta, tra l’altro, anche la circostanza che l’ANAC comincerà a sanzionare gli inadempienti, mentre presto sarà predisposta un’apposita sceda di rilevazione (sempre dall’ANAC) per mettere sullo specchio gli inadempienti.

Uno sguardo desolato si può dare all’immagine riportata sopra. Da qui la considerazione che, in questa Nazione, forse, la triste vicenda di corruttela che ci accompagna, proprio non si vuol correggere.

Pino Napolitano

P.A.sSiamo

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