La lettura dell’articolo di Maurizio Caprino (Sole 24ore del 9 maggio 2017), dedicato al tema “Visure gratis, scontro Comuni-PA”, ha sollecitato in me il desiderio di andare al leggere la sentenza del TAR Lombardia n°776/2017 che ha dichiarato inammissibile il ricorso del Comune di Milano, volto ad ottenere “l’accertamento del diritto del Comune di Milano ad accedere gratuitamente alla banca dati del centro elaborazioni della Motorizzazione Civile, con conseguente condanna alla restituzione dei canoni indebitamente versati dall’Amministrazione comunale negli anni dal 2006 al 2013”.

Mi pare, peraltro, per quanto sia giuridicamente seducente la questione, un gioco tra “fessi”, in cui pare che come una illibata fanciulla, il Ministero delle Infrastrutture dica ai Comuni (rapaci attentatori di virtù): Non te la do! la visura gratis non te la do!”

In primo luogo, per quel che vale, ci tengo a fare i complimenti ai colleghi meneghini per l’ottima iniziativa, volta a dimostrare il giusto diritto delle polizie locali a non pagare canoni che è del tutto evidente che hanno una ricordanza estorsiva. Che poi il risultato non sia stato colpo, è mal di poco! Ci saranno altre occasioni, sperando che altri comuni vorranno raccogliere il testimone dell’iniziativa, facendo così il bene dell’intera collettività comunale (agendo –come ci suggerisce il TAR Lombardia- davanti al Giudice Ordinario).

Venendo alla sentenza (rispetto alla cui divulgazione mi faccio un dovere, a prescindere dalla non condivisione dell’esito decisorio), va detto che la vicenda nasce da lontano, ovvero da quando il Comune di Milano tentò la strada del TAR Lazio (come appariva ragionevole a tutti, invero) con un ricorso depositato nel 2014. Il TAR capitolino si dichiarò, tuttavia, incompetente per territorio e rimise la questione al TAR meneghino che, con sentenza depositata lo scorso 3 aprile, ha dichiarato inammissibile la questione.

I buoni argomenti del ricorso hanno procurato una mera declinazione della giurisdizione: “Le domande formulate dal Comune ricorrente attengono ad una pretesa di carattere patrimoniale sotto il duplice profilo dell’accertamento del proprio diritto alla gratuità della prestazione fornita dalla Motorizzazione e alla restituzione di quanto si ritiene indebitamente corrisposto nel corso degli anni, quanto meno di quelli successivi all’entrata in vigore del Codice dell’Amministrazione digitale. Da un lato quindi si è al cospetto di posizioni di diritto soggettivo, imputabile alla capacità negoziale del Comune, dall’altro vi è assenza di esercizio di potere autoritativo da parte del Ministero. Per le ragioni che precedono il ricorso va dichiarato inammissibile per difetto di giurisdizione, che si declina in favore del giudice ordinario, ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 11 c.p.a”.

Come concludere: per ora partita patta: il prossimo round si giocherà innanzi al tribunale ordinario che, speriamo, voglia decidere nel merito la spettanza del diritto all’acceso gratuito alle banche dati della MCTC da parte del Comune.

Nel frattempo, se gli ex sindaci che ora fanno i ministri si preoccupassero di prendersi carico della addolorata questione …. Non sarebbe male… meno contenziosi, più soluzioni ragionevoli per una Nazione che vede le Amministrazioni Centrali non riconoscere come Pubblica Amministrazione i Comuni.

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Pino Napolitano

Avvocato, dirigente comunale, Dottore di ricerca e specializzato in Diritto Amministrativo.

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