Il Comune di Positano, recependo le risultanze della istruttoria procedimentale e dei sopralluoghi eseguiti dalla Polizia Municipale, accertava che un locale sito a piano terra era abusivamente adibito macelleria, essendo destinato, sin dal 1973, ad autorimessa.

Ne seguiva una complessa attività di accertamenti di modifiche di volumi e superficie che esitavano, dopo una convulsa vicenda di SCIA rigettate, in un ordine di demolizione.

La complessa vicenda giudiziale esitava nella pronuncia del TAR Campania (Salerno sez. II, sentenza 23 maggio 2017, n. 957) i cui tratti salienti appaiono essere i seguenti: “l’affidamento eventualmente ingenerato nella ricorrente dal decorso del tempo intercorrente dalla realizzazione degli abusi e l’intervento repressivo adottato dal Comune, unitamente alla circostanza di aver acquistato il bene in presunta buona fede, risulta irrilevante e non meritevole di considerazione atteso che l’attività di macelleria risulta indebitamente mantenuta in esercizio in un locale abusivo e destinato urbanisticamente ad autorimessa, collocato in zona gravata da vincolo paesaggistico e ambientali e le cui altezze risultano, tra l’altro, inferiori a quelle prescritte dalla normativa igienico-sanitaria. Tali difformità urbanistiche, ancora, non potevano dirsi sanate dalle autorizzazioni sanitarie e commerciali rilasciate nel corso degli anni.

Ne deriva che Il lungo periodo di tempo, intercorrente tra la realizzazione dell’opera edilizia abusiva ed il provvedimento sanzionatorio, è circostanza che non rileva ai fini della legittimità di quest’ultimo.

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Pino Napolitano

Avvocato, dirigente comunale, Dottore di ricerca e specializzato in Diritto Amministrativo.

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