Gli operatori di Polizia Municipale della provincia di Napoli (anche altri, credo, ma non quelli di tutt’Italia, presumo) hanno ormai assimilato, già dalla fine degli anni novanta del secolo scorso, che quando la Procura della Repubblica vuole seriamente lavorare a contrastare l’abusivismo edilizio, adotta un provvedimento di sequestro dell’immobile abusivamente realizzato e pervicacemente abitato dai suoi costruttori, con ordine di sgombero da cose e persone. Con questo modo di agire (faticosissimo per chi deve eseguire l’ordine) si realizza immediatamente lo scopo di togliere il profitto dell’illecito al reo e di togliere ogni scusa per il Comune e per la stessa Polizia Municipale che, non sempre sono attivissimi nel contrastare gli abusi edilizi.

Fatta questa premessa, vengo al caso che ha riguardato il comune di Ficarizzi in Sicilia ed alla sentenza del TAR Palermo Sez. II, Sent., 08-01-2015, n. 61.

In quel caso, probabilmente, la Procura di Palermo non aveva inteso agire come –usualmente- agisce la procura napoletana; pertanto il Comune è rimasto solo con questo immobile abusivo (acquisito ed abitato) a doversi gestire la “patata bollente”. La strada scelta, evidentemente, è stata quella sbagliata: “Con ordinanza … contingibile ed urgente ai sensi dell’art. 54 comma 4 del TUEL (D.Lgs. n. 267 del 2000) il Comune … ha ordinato … lo sgombero dell’edificio occupato …  sull’assunto che 1) “l’occupazione abusiva dello stabile è ancora in corso”; 2) “che tale occupazione rappresenta un grave pericolo per l’igiene e l’incolumità degli abitanti trattandosi di alloggi non allacciati alla fognatura”.

L’ordinanza è stata giudicata illegittima per travisamento o erroneità dei presupposti; ed infatti come statuito dalla giurisprudenza amministrativa di merito “Sono illegittime le ordinanze, anche se di carattere urgente, con le quali il sindaco ordini di provvedere alla tempestiva esecuzione di tutti i necessari interventi volti all’eliminazione dello stato di urgenza lamentato, nel caso in cui la p.a. non abbia condotto accertamenti istruttori idonei a comprovare l’effettiva sussistenza dei presupposti per l’adottata ordinanza, rimanendo non dimostrata la ricorrenza effettiva di pericolo per l’igiene e la quiete pubblica” (T.A.R. Genova (Liguria) sez. II 23 gennaio 2009 n. 112).

Ovviamente c’è da chiedersi se questo ennesimo uso distorto del potere di ordinanza sia da imputare a dabbenaggine o ad altra causa; ma noi riteniamo che la buona fede sia da presumere in tutti e per tutti i casi.

Sarà forse il caso, di ripartire, per ottenere il fine dello sgombero, da una diversa prospettiva normativa.

 

Pino Napolitano

P.A.sSiamo

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