Le sanzioni amministrative per indebita percezione di aiuti comunitari, si cumulano con quelle penali.

Questa pronuncia interesserà poche selezionatissime amministrazioni che si occupano delle specialissime sanzioni amministrative in tema di contributi in agricoltura. Essa però è importantissima in quanto la Suprema Corte si preoccupa di definire un importante principio sulla loro natura giuridica e sulla necessità che le condotte punite in via amministrativa siano punite anche in via penale.

Partiamo dalla massima: “la sanzione amministrativa di cui all’art. 3 della l. n. 898 del 1986 non è equiparabile, alla luce della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, a quella penale per qualificazione giuridica, natura e grado di severità, sicché la doppia punibilità prevista dagli artt. 2 e 3 della l. n. 898 citata non integra una violazione del principio del “ne bis in idem”, con conseguente irrilevanza di un’eventuale questione di costituzionalità”. Cass. Civ, Sez. II, Ord. n. 10459 del 15-04-2019.

Questa è la norma di riferimento:

art. 2. Comma 1. Ove il fatto non configuri il più grave reato previsto dall’articolo 640-bis del codice penale, chiunque, mediante l’esposizione di dati o notizie falsi, consegue indebitamente, per sé o per altri, aiuti, premi, indennità, restituzioni, contributi o altre erogazioni a carico totale o parziale del Fondo europeo agricolo di garanzia e del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. Quando la somma indebitamente percepita è pari od inferiore a 5.000 euro si applica soltanto la sanzione amministrativa di cui agli articoli seguenti….

Art. 3. Comma 1. Indipendentemente dalla sanzione penale, per il fatto indicato nei commi 1 e 2 dell’articolo 2, nell’ambito di applicazione delle misure finanziate dal Fondo europeo agricolo di garanzia (FEAGA), il percettore è tenuto in ogni caso alla restituzione dell’indebito e, soltanto quando lo stesso indebito sia superiore a lire centomila, al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria, pari all’importo indebitamente percepito. Nell’ambito di applicazione delle misure finanziate dal Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR), indipendentemente dalla sanzione penale, per il fatto indicato nei commi 1 e 2 dell’articolo 2 il percettore è tenuto alla restituzione dell’indebito nonché, nel caso in cui lo stesso sia superiore a 150 euro, anche al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria, nella misura minima di 150 euro e massima di 150.000 euro, calcolata in percentuale sulla somma indebitamente percepita, secondo i seguenti scaglioni:

  1. a) 30 per cento per indebiti uguali o inferiori al 10 per cento di quanto percepito;
  2. b) 50 per cento per la parte di indebito superiore al 10 per cento e fino al 30 per cento di quanto percepito;
  3. c) 70 per cento per la parte di indebito superiore al 30 per cento e fino al 50 per cento di quanto percepito;
  4. d) 100 per cento per la parte di indebito superiore al 50 per cento di quanto percepito (6).

Comma 2. L’amministrazione competente determina le somme dovute ai sensi del comma 1 ed emette ingiunzione di pagamento della somma stessa. Qualora l’istanza sia stata inoltrata per il tramite di un’associazione o unione di produttori, l’ingiunzione viene notificata alla stessa associazione o unione, la quale è tenuta in solido con il produttore al versamento delle somme dovute ove ne risulti la corresponsabilità.

Comma 3. L’irrogazione della sanzione amministrativa non resta sospesa nel caso che per il fatto sia promosso procedimento penale. Fermo il disposto del comma 5, qualora sia proposta opposizione all’ingiunzione dinanzi al pretore, questi sospende il giudizio di opposizione e può sospendere l’esecutività dell’ingiunzione a norma dell’ultimo comma dell’articolo 22 della legge 24 novembre 1981, n. 689 ….

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Informazioni sull'autore

Pino Napolitano

Avvocato, dirigente comunale, Dottore di ricerca e specializzato in Diritto Amministrativo.

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