Ai fini dell’accertamento di un reato, l’attività di estrapolazione di immagini da un sistema di videosorveglianza costituisce un accertamento tecnico irripetibile?

L’utilizzo di impianti di videosorveglianza, sia pubblici sia di proprietà privata, è divenuto ormai strumento indispensabile, per gli organi di polizia stradale e giudiziaria, ai fini di accertare quanto accaduto ad esempio per ricostruire la dinamica di un sinistro stradale, ovvero per individuare l’autore di un fatto-reato.

A dare una risposta al quesito è la Corte di Cassazione Penale, con la sentenza n. 4400, del 3 febbraio 2016.

Sulla base dell’articolo 234 cod. proc. pen., comma 1, che prevede espressamente l’acquisizione di documenti che rappresentano fatti, persone o cose mediante fotografia, cinematografia, fonografia o altr), la videoregistrazione contenente la rappresentazione di un fatto va ritenuta prova documentale avente requisiti particolari, trattandosi di un documento figurativo non caratterizzato, cioè, dalla scrittura, bensì di norma dalle immagini del tipo testimoniale, in quanto contenente la descrizione testimonianza di un fatto, e diretto perché dalla descrizione immediata degli avvenimenti.
La videoregistrazione, quindi, non essendo una scrittura privata, non è soggetta ai fini dell’utilizzazione processuale alle regole imposte dall’art. 2702 cod. civ., onde non necessita di sottoscrizione, mentre la sua autenticità (e cioè correlazione filmato-mezzo di registrazione, individuazione modalità d’uso dell’apparecchio, tempi e luoghi delle riprese, assenza di tagli o manipolazioni, ecc.) deve essere invece accertata caso per caso.
Altro, e tutt’affatto diverso, problema è distinguere, nell’ambito delle operazioni tecniche da compiere, cosa debba intendersi per “rilievi” di cui all’art. 354 cod. proc. pen. e cosa si configuri invece come “accertamento”: a tal riguardo, rientrano nei rilievi tecnici tutte le attività materiali che, pur richiedendo un grado (più o meno elevato) di capacità tecnica, non comportano la valutazione critica dei risultati di tali attività; rientrano, invece, nella categoria degli accertamenti tecnici, in quanto frutto di elaborazione critica, l’estrapolazione di fotogrammi non solo a livello frame( fotogramma) ma anche a livello campo da un supporto ed il successivo raffronto di questi con le fotografie di determinati soggetti al fine di evidenziare eventuali affinità e/o compatibilità.

Fermo quanto precede, volendo procedere ad una catalogazione, va evidenziato come la prova da filmato utilizzata a fini di giustizia ricada, essenzialmente, in tre categorie:

– a scopo illustrativo: sono i video che mostrano o presentano situazioni non altrimenti comprensibili per un collegio giudicante (tipico esempio: ripresa della scena del crimine, ricostruzione bi o tridimensionale di un evento senza i sospettati);

– a scopo documentale: sono i video che riprendono fasi temporalmente antecedenti all’interrogatorio di un testimone o di un sospettato;

– a scopo di sorveglianza: sono i video registrati da telecamere costituenti sistemi di controllo di obiettivi sensibili, accessi, zone di interesse militare, luoghi aperti al pubblico.
In tema di documenti, l’art. 234 cod. proc. pen. richiede che vengano acquisiti in originale, potendosi acquisire copia solo quando l’originale non è recuperabile; poiché, tuttavia, l’attuale codice di procedura penale non ha accolto il principio della tipicità dei mezzi di prova (tant’è che l’art. 189 cod. proc. pen. si occupa espressamente de “le prove non disciplinate dalla legge”), il giudice può ben utilizzare quale elemento di prova anche la copia di un documento, purché idonea ad assicurare l’accertamento dei fatti. Riguardo alla natura dell’atto, tale operazione, così come la successiva estrapolazione di immagini, viene considerata ripetibile.
Non sussiste alcuna disposizione normativa che prescriva l’esecuzione di particolari incombenti per l’estrapolazione di singole foto dalla videoregistrazione eseguita, dovendosi considerare questa nient’altro che alla stregua di una operazione materiale volta a consentire una più diretta e adeguata lettura di un segmento del documento già acquisito, inidonea di per sé a alternarne o comprometterne il contenuto probatorio.

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Informazioni sull'autore

Marco Massavelli

Ufficiale Settore Operativo Polizia Municipale Rivoli (TO))

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