La natura del giudizio di opposizione alle sanzioni amministrative (scarsa rilevanza della motivazione)

La motivazione dell’ordinanza ingiunzione non è rilevante quanto lo è nell’ambito dell’azione amministrativa non sanzionatoria.

Ormai, solo i giudici di pace preconcettamente orientati a penalizzare l’Amministrazione, annullano le ordinanze ingiunzioni di cui alla L.689/1981 per carenza di motivazione.

La regola (giurisprudenzale) è chiarissima:

“L’opposizione al provvedimento sanzionatorio non configura un’impugnazione dell’atto amministrativo, ma introduce un ordinario giudizio sul fondamento della pretesa dell’autorità amministrativa (a puro titolo esemplificativo, si veda, di recente: Cass. civ. Sez. II, Sent. 11-02-2020, n. 3270; Cass. 21 maggio 2018, n. 12503). Pertanto l’opposizione alla pretesa anzidetta, una volta proposta, devolve al giudice adito la piena cognizione circa la legittimità e la fondatezza della pretesa stessa, con l’ulteriore conseguenza che, in virtù della L. n. 689 del 1981 cit., art. 23 (oggi del D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150, art. 6), il giudice ha il potere – dovere di esaminare l’intero rapporto, con cognizione che non è limitata alla verifica della legittimità formale dell’atto, ma si estende – nell’ambito delle deduzioni delle parti – all’esame completo del merito della pretesa fatta valere.Il giudizio di opposizione ad ingiunzione amministrativa si configura come giudizio di cognizione il cui oggetto è delimitato dai motivi di opposizione che si pongono come causa petendi del suddetto giudizio e che, a norma delle previsioni appena ricordate, devono essere proposti con il ricorso entro trenta giorni dalla notificazione della ingiunzione (v., ad es., Cass. 23 marzo 2005, n. 6519 e, a riprova della continuità di orientamento, di recente, Cass. 11 gennaio 2016, n. 232; Cass. 31 ottobre 2018, n. 27909)”.

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Informazioni sull'autore

Pino Napolitano

Avvocato, dirigente comunale, Dottore di ricerca e specializzato in Diritto Amministrativo.

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