Intercettazioni di conversazioni e riscontro con elementi esterni.

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Le conversazioni tra coinputati non hanno bisogno di riscontri esterni, laddove si tratti di indizi raccolti nel corso delle intercettazioni telefoniche.

Cass. pen, sez. 4, 10/05/2021, n. 18070 ha ribadito che le intercettazioni, fonte diretta di
prova della colpevolezza dell’imputato non devono necessariamente trovare riscontro in altri elementi esterni, qualora siano; a) gravi, cioè consistenti e resistenti alle obiezioni e quindi attendibili e convincenti; b) precisi e non equivoci, cioè non generici e non suscettibili di diversa interpretazione altrettanto verosimile; c) concordanti, cioè non contrastanti
tra loro e, più ancora, con altri dati o elementi certi.

Tale principio vale anche con riferimento alle intercettazioni captate fra terzi, dalle quali emergano elementi di accusa nei confronti dell’indagato, le quali possono costituire fonte di prova della sua colpevolezza senza necessità di riscontro ai sensi dell’art.192 co. III c.p.p., fatto salvo l’obbligo del giudice divalutare il significato delle conversazioni intercettate secondo criteri di linearità logic.

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