Niente carcere per il piccolo spaccio, solo sanzioni per uso personale e ampia possibilità di accesso a farmaci off label, ovvero al di fuori delle indicazioni per l’autorizzazione all’immissione in commercio. Queste le novità introdotte dal Dl Lorenzin, ormai diventato legge con l’approvazione del voto di fiducia di ieri al Senato. Con 155 voti favorevoli, 105 contrari e nessun astenuto i senatori hanno dato il via libera, senza modificarlo, al testo giunto dalla Camera (dove pure era passato con voto di fiducia). 

Le nuove tabelle
 – Andando a colmare il vuoto creato dalla bocciatura della legge Fini-Giovanardi, il testo ripristina le tabelle con la suddivisione degli stupefacenti in base agli effetti e vede inserita la marijuana di origine naturale nella tabella due, ovvero tra le droghe leggere, mentre quella sintetica è nella tabella uno, insieme a cocaina, eroina e anfetamine. 

La graduazione della pena
 – Spicca la riduzione di pena per il piccolo spaccio a 4 anni, scelta che esclude di fatto la reclusione in carcere. Inoltre, il reato non distingue tra droghe leggere e droghe pesanti, ma sarà compito del giudice graduare l’entità della pena in base alla qualità e quantità della sostanza venduta. 

La ricerca sulla cannabis – Niente da fare per gli emendamenti di Forza Italia tesi a non distinguere tra droghe leggere pesanti per quanto riguarda il consumo. Sarà, invece, il Governo, che ha accolto un ordine del giorno delle Commissioni riunite Sanità e Giustizia, spiega uno dei due relatori, Carlo Giovanardi (Ncd), “ad effettuare una ricerca scientifica sulla cannabis arricchita, per verificare se procuri gli stessi danni, e dunque vada inserita nella stessa, rispetto alla cannabis sintetica”. 

Uso personale
 – Altra novità è la reintroduzione dei lavori di pubblica utilità nel caso di condanna, nonché la riduzione di sanzioni per l’uso personale. 

Farmaci off label
 – Schiacciato dalle polemiche sulle droghe, passa anche un importante novità per quello che riguarda il Servizio Sanitario Nazionale. A seguito del problema sollevato dalla sentenza dell’Antitrust sulle due multinazionali Roche e Novartis, infatti, la nuova normativa interviene sul tema, facilitando l’uso off label. Grazie a una modifica delle Commissioni Affari Sociali e Giustizia della Camera, l’ex art. 3 è stato sostituito da una disposizione che prevede, anche in presenza di una valida alternativa terapeutica nell’ambito dei farmaci autorizzati, la possibilità di inserire nella Lista 648 (off label) i farmaci che possono essere utilizzati per una indicazione terapeutica diversa da quella autorizzata. In questo modo saranno erogabili a carico del Servizio sanitario nazionale, ma tale indicazione dovrà esser basata su ricerche condotte nell’ambito della comunità medico-scientifica nazionale e internazionale e su parametri di economicità ed appropriatezza.

 
P.A.sSiamo
 
 
 
Angelo Di Perna
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