Con una sintetica quanto inquietante sentenza, la Cassazione penale ha –confermando la sentenza della Corte di appello di Milano n°5236/2011- sancito che un conducente meritasse, oltre alla condanna per la fuga dal luogo del sinistro (reato principale in relazione al quale era stato incardinato il processo), anche la condanna per guida senza patente, sul presupposto che : “in appello… quel giudice ha apprezzato che l’imputato aveva si conseguito la patente di guida, ma anche che il titolo abilitativo non era in corso di validità perché era stato assoggettato a provvedimento di revisione per azzeramento dei punti”.

 

Ad avviso di chi scrive, la sentenza della Cassazione penale (Sez. IV, 03-06-2014, n. 22980), in maniera del tutto incidentale e per un mero esito di inammissibilità di un ricorso (verosimilmente mal proposto), viene ad affermare un principio contrastante con le norme vigenti.

A  mente del comma 6 dell’articolo 126 bis del codice della strada: Alla perdita totale del punteggio, il titolare della patente deve sottoporsi all’esame di idoneità tecnica di cui all’articolo 128. Al medesimo esame deve sottoporsi il titolare della patente che, dopo la notifica della prima violazione che comporti una perdita di almeno cinque punti, commetta altre due violazioni non contestuali, nell’arco di dodici mesi dalla data della prima violazione, che comportino ciascuna la decurtazione di almeno cinque punti. Nelle ipotesi di cui ai periodi precedenti, l’ufficio del Dipartimento per i trasporti terrestri competente per territorio, su comunicazione dell’anagrafe nazionale degli abilitati alla guida, dispone la revisione della patente di guida. Qualora il titolare della patente non si sottoponga ai predetti accertamenti entro trenta giorni dalla notifica del provvedimento di revisione, la patente di guida è sospesa a tempo indeterminato con atto definitivo, dal competente ufficio del Dipartimento per i trasporti terrestri, la navigazione ed i sistemi informativi e statistici. Il provvedimento di sospensione è notificato al titolare della patente a cura degli organi di polizia stradale di cui all’articolo 12, che provvedono al ritiro ed alla conservazione del documento”.

A mente dell’articolo 116 comma 15, incorre nel reato di “guida senza patente”: Chiunque conduce veicoli senza aver conseguito la corrispondente patente di guida o chi guidi senza patente perché revocata o non rinnovata per mancanza dei requisiti fisici e psichici.

Orbene, salvo che nella sentenza non sia stata confusa la parola “sospensione” con la parola “revoca”, non si può omettere di ritenere, alla luce delle scarse conoscenze del fatto sotteso al giudizio, che la corte abbia assimilato un fatto punibile con sanzione amministrativa, ad un fatto penalmente rilevante.

Eppure le parole del collegio sono chiare: “E’ fin troppo evidente che la circostanza che al prevenuto fossero stati sottratti i punti e fosse stato invitato a sottoporsi a provvedimento di revisione attesta della carenza in atto di titolo abilitativo valido.”           

Una carenza che, in mancanza di una eventuale maturata “revoca” (immaginabile per un tortuoso percorso ermeneutico che, partendo dall’articolo 126 bis, passi al comma 2 dell’articolo 128 e da lì all’articolo 219 C.d.S.) non appare punibile in sede penale, se non altro, per violazione del principio di tassatività (può essere assimilata una sospensione senza termine finale ad una revoca?) che pretende l’espressa previsione della condotta, ai fini della sua punizione.

Pino Napolitano

P.A.sSiamo

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