Il caso trattato dalla sentenza del Consiglio di Stato (Sez. V, Sent., 07-07-2014, n. 3442) muove da una vecchia questione maturata in Puglia. Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia (Bari, Sez. III: sentenza 15 marzo 2006, n. 848), respinse un ricorso proposto per l’annullamento di una parte del “Regolamento di applicazione dell’imposta comunale sulla pubblicità e per l’effettuazione del servizio delle pubbliche affissioni”; il ricorso aggrediva la parte in cui, detto regolamento, prevedeva che “per la pubblicità effettuata su impianti installati su beni appartenenti al demanio comunale, gli interessati sono tenuti a corrispondere a) l’imposta sulla pubblicità; b) un canone di concessione; c) la tassa per l’occupazione di spazi e aree pubbliche”.

Il Consiglio di Stato conferma la legittimità della doppia imposizione tributaria, affermando che è legittimo il regolamento comunale del servizio di pubbliche affissioni che prevede, per la pubblicità effettuata su impianti installati su beni appartenenti al demanio comunale, il pagamento da parte degli interessati, oltre all’imposta sulla pubblicità, sia del canone di concessione che della tassa per l’occupazione di spazi e aree pubbliche.

 

Decisivo ai fini della soluzione della presente controversia è, a parere del Collegio, quanto disposto dall’art. 9, comma 7, del D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507 e successive modificazioni, nel testo integrato con l’art. 145, comma 55, della L. 23 dicembre 2000, n. 388, che prevede che, “Qualora la pubblicità sia effettuata su impianti installati su beni appartenenti o dati in godimento al comune, l’applicazione dell’imposta sulla pubblicità non esclude quella della tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche, nonché il pagamento di canoni di locazione o di concessione commisurati, questi ultimi, alla effettiva occupazione del suolo pubblico del mezzo pubblicitario”.

Pino Napolitano

P.A.sSiamo

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