Cenno alle modifiche alla Legge 241/1990: la buona fede.

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Cenno alle modifiche alla Legge 241/1990: la buona fede.

L’articolo 12 del D.L. 76/2020, convertito con la L.120/2020, all’articolo 12, apporta alcune modifiche alla legge generale sul procedimento amministrativo (L. n. 241 del 1990), in funzione di semplificazione e accelerazione dell’azione amministrativa.

In primo luogo, con la nuova lettera 0a), inserita dell’esame al Senato, è integrato l’articolo 1 della legge n. 241 del 1990 disponendo che i rapporti tra cittadini e pubblica amministrazione sono improntati al principio della collaborazione e della buona fede.

Alcune previsioni riguardano i termini del procedimento amministrativo e recano l’obbligo per le amministrazioni di misurare e rendere pubblici i tempi effettivi di conclusione dei procedimenti (comma 1, lett. a), n. 1), e lett. l)); nel corso dell’esame al Senato è stato specificato che la pubblicità dei tempi è garantita dalle amministrazioni mediante pubblicazione sul proprio sito istituzionale, nella sezione “Amminist nel corsorazione trasparente”.

È altresì disposto – per le p.a. statali – l’obbligo di aggiornare i termini dei procedimenti di rispettiva competenza, prevedendo una riduzione della loro durata (comma 2). Al fine di incentivare il rispetto dei termini procedimentali, nonché di garantire la piena operatività dei meccanismi di silenzio assenso, viene stabilita l’inefficacia di alcuni provvedimenti adottati fuori termine (comma 1, lett. a), n. 2)).

Un secondo gruppo di disposizioni introducono misure volte a favorire e rafforzare l’uso della telematica nel procedimento amministrativo (comma 1, lett. b), c) e d)).

Viene modificata la disciplina della comunicazione dei motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza, sostituendo l’interruzione dei termini del procedimento, attualmente prevista, con la sospensione degli stessi ed introducendo altre modifiche sulla motivazione del diniego al fine di evitare i rischi di plurime reiterazioni del procedimento con il medesimo esito sfavorevole (comma 1, lett. e) e lett. i)).

Con ulteriori novelle alla legge 241/1990 in materia di attività consultiva delle pubbliche amministrazioni, si prevede che in caso di decorrenza del termine senza che sia stato comunicato il parere, ancorché si tratti di un parere obbligatorio, l’amministrazione richiedente procede indipendentemente dall’espressione del parere (comma 1, lett. f)). Viene introdotto un meccanismo per superare l’inerzia delle amministrazioni proponenti per l’adozione di provvedimenti normativi e amministrativi (comma 1, lett. g)).

Si interviene in materia di autocertificazione per aggiornare la normativa e valorizzarne l’applicazione (comma 1, lett. h) e comma 3).

Parliamo di “collaborazione e buona fede”.

l principio di correttezza e buona fede oggettiva è stato valorizzato dalla giurisprudenza amministrativa, secondo la quale, al fondamentale canone di buona fede devono essere improntati non solo i rapporti tra i consociati tenuti, ai sensi dell’art. 2 della Costituzione, al rispetto dei doveri inderogabili di solidarietà ma anche e soprattutto la pubblica amministrazione, cui l’art. 97 della Cost. impone di agire con imparzialità e in ossequio al principio del buon andamento (cfr., Cons. St. II, 4 giugno 2020, n. 3537; Cons, St. VI, 12 febbraio 2007, n. 539). Entrambe le parti del rapporto amministrativo sono tenute al rispetto di tale principio. Larga applicazione del principio viene fatta nel settore dei contratti pubblici, insieme con il principio di correttezza, ma sempre più in generale anche nello svolgimento di attività autoritativa (Cons. St. ad.plen., 4 aprile 2018, n. 5; Cons. Stato, V, 23 gennaio 2008, n. 140). Si ricorda, inoltre, che l’art. 1 della legge 7 agosto 1990, n. 241, assoggetta l’attività amministrativa ai principi dell’ordinamento comunitario, tra i quali assume un rilievo primario la tutela dell’affidamento legittimo, che sebbene non espressamente contemplato dai Trattati, è stato elevato dalla Corte di giustizia al rango di principio dell’ordinamento comunitario. A livello legislativo, a tale principio sono tuttavia ispirate alcune significative e più recenti modifiche della disciplina generale del procedimento amministrativo, come ad esempio, la disciplina del potere di autotutela da parte della PA, che deve sempre considerare l’affidamento del privato rispetto a un precedente provvedimento ampliativo della propria sfera giuridica. Un richiamo esplicito ma di tipo settoriale, al “principio della collaborazione e della buona fede” si trova infine nell’art. 10 dello Statuto del contribuente approvato con la legge n. 212 del 2000.

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