Ancora sulle limitazioni orarie per il gioco d’azzardo

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Come noto, una delle azioni concrete per contrastare il fenomeno della ludopatia che i Comuni mettono in campo, oltre alla predisposizione di Regolamenti (che apparirebbe la procedura più corretta), è l’emissione di Ordinanze ora per limitare le aperture di locali in prossimità di scuole o chiese, ora per per disciplinare gli orari di accesso alle sale.

Ed è questo uno dei terreni di più ampio scontro tra chi, in ragione di una assoluta libera concorrenza, ovvero per tutela della libertà di stabilimento, non ritiene possano esserci limitazioni alcune e chi, viceversa, a tutela delle fasce deboli o di chi si ritiene affetto dalla “ludopatia” invoca limiti più stringenti.

Sull’argomento è tornata la giurisprudenza amministrativa che ha confermato la legittimità delle Ordinanze di limitazione di orari di esercizio.

Tar Veneto, sez. III, 02/09/2021, n. 1056 ha ribadito tale orientamento con un ragionamento pienamente condivisibile perchè richiama semplicemente i principi su cui devono sorregersi le Ordinanza del Sindaco ex art. 50 co. 7 del D.Lgs. n. 267/2000.

In altri termini, se l’Ordinanza è supportata da un’adeguata istruttoria e di coerente motivazione, non può non confermarsene la legittimità.

Osserva, infatti, il Collegio che  in disparte la considerazione che nell’attuale momento storico la diffusione del fenomeno della ludopatia in ampie fasce della società civile costituisce un fatto notorio o, comunque, una nozione di fatto di comune esperienza, come attestano le numerose iniziative di contrasto assunte dalle autorità pubbliche a livello europeo, nazionale e regionale, l’ordinanza impugnata appare sorretta da una adeguata istruttoria, come emerge dalle premesse della stessa, in cui, oltre a dar conto delle problematiche derivanti dalla ludopatia e delle iniziative, anche a livello europeo, per contrastare il fenomeno, viene richiamata la dettagliata relazione che la ULS di riferimento ha trasmesso al Comune , sulla cui base si evidenzia, tra l’altro, che: negli ultimi anni si è assistito ad una vera e propria escalation del fenomeno del gioco d’azzardo; nel 2018 nella Città interessata sono stati giocati 1.846.310 Euro e persi 548.312 Euro; gli studi statistici indicano che più del 40% della popolazione adulta ha avuto negli ultimi 12 mesi almeno un comportamento di gioco d’azzardo, mentre 1’8% ha presentato modalità di gioco tali da configurare situazioni di problematicità e di rischio di evoluzione verso la dipendenza patologica; nelle fasce giovanili e senili della popolazione e in altri cluster a maggior rischio questo dato può raddoppiare mentre un aumento di queste problematiche è prevedibile anche in contesti di disagio sociale ed economico

Inoltre, nelle premesse dell’ordinanza, si dà espressamente conto del preoccupante trend in aumento delle giocate nel territorio comunale, evidenziando che si è avuto un incremento della somma giocata nel Comune di quasi l’80% in un solo anno. Pertanto, le limitazioni orarie stabilite dal Comune possono ritenersi adeguatamente sorrette dal complessivo apparato motivazionale dell’ordinanza, tenuto conto che il dato della presa in carico presso la ULSS dà comunque un’idea “sottostimata” del fenomeno della ludopatia, che tende a restare sommerso ed è connotato da una notevole cifra oscura, in quanto molti soggetti ludopatici non si rivolgono alle strutture sanitarie e ai servizi sociali (cfr. Tar Veneto, sent. n. 417 del 2018), e considerati tutti gli altri elementi evidenziati dal Comune nelle premesse dell’ordinanza e, in particolare, il preoccupante trend in aumento delle giocate nel territorio comunale.

Ma v’è di più. La prevista limitazione ad otto ore dell’orario di funzionamento degli apparecchi di gioco lecito, come già più volte affermato dalla giurisprudenza in materia, può considerarsi rispettosa anche del principio di proporzionalità rispetto agli obiettivi perseguiti (prevenzione, contrasto e riduzione del gioco d’azzardo patologico), realizzando un ragionevole contemperamento degli interessi economici degli imprenditori del settore con l’interesse pubblico a prevenire e contrastare fenomeni di patologia sociale connessi al gioco compulsivo, non essendo revocabile in dubbio che un’illimitata o incontrollata possibilità di accesso al gioco accresce il rischio di diffusione di fenomeni di dipendenza, con conseguenze pregiudizievoli sia sulla vita personale e familiare dei cittadini, che a carico del servizio sanitario e dei servizi sociali, chiamati a contrastare patologie e situazioni di disagio connesse alle ludopatie. Inoltre, l’idoneità dell’atto impugnato a realizzare l’obiettivo perseguito deve essere apprezzata tenendo presente che scopo della disciplina impugnata non è quello di eliminare ogni forma di dipendenza patologica dal gioco (anche quelle generate da altre tipologie di giochi leciti e anche on line) – obiettivo che travalicherebbe la sfera di attribuzioni del Comune  – ma solo quello di prevenire, contrastare e ridurre il rischio di dipendenza patologica da gioco, derivante dall’utilizzo di apparecchiature per il gioco lecito, di cui all’art. 110, c. 6 del TULPS, ovunque installate sul territorio comunale. E, comunque, l’ordinanza in questione limita l’orario di funzionamento delle apparecchiature di gioco mentre non incide sull’apertura al pubblico delle sale da gioco, per cui le stesse possono comunque organizzare le loro attività continuando ad offrire altri servizi negli orari i cui tali apparecchiature devono restare spente.

Ecco. Questo dimostra che, quando adeguatamente motivate e con una ricostruzione coerente e non fatta semplicemente di visto, considerato, dato atto o, addirittura di copiaeincolla, le Ordinanze non potranno giammai essere nè annullate, nè disapplicate.

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