Sebastiano (Narbona, 256 – Roma, 20 gennaio 288) divenuto alto ufficiale dell’esercito imperiale, fece presto carriera e fu il comandante (giovanissimo, sicuramente il comandante più giovane della storia della polizia locale italiana) della prestigiosa prima corte pretoria, di stanza a Roma per la difesa dell’imperatore.
Il fatto stesso che fu Comandante, renderebbe doveroso che questi restasse solo protettore dei Comandanti dei corpi di Polizia Locale e non di tutti gli appartenenti.
Ovviamente questa prolusione scherzosa (che solo un laico come me può pensare di fare senza offendere la sensibilità religiosa di chi conosce l’agiografia del santo e ne rispetta i contenuti mistici, oltre che la pietas delle opere terrene) serve a stimolare una conoscenza sulle origini di quest’attribuzione di patronato ai “vigili urbani”.
Pare che fosse stato Pio XII, nel suo breve pontificato, nel 1957, a renderlo “custode di tutti i preposti all’ordine pubblico che in Italia sono chiamati vigili urbani”.
Ora, per quanti amano polemizzare sull’appellativo vigili urbani: “mica vogliamo cazziare un papa defunto per questo affettuoso nomignolo che, nell’infallibilità del titolare del soglio di Pietro, ha attribuito (a dispetto della legislazione vigente) a questi vigili urbani la qualifica di tutori dell’ordine pubblico”?
Le parole solo spesso manifestazioni di vacuità; concentrandosi sulle parole spesso ci si dimentica dei contenuti.
Evviva quindi, l’uomo, il santo, il popolo dei vigili urbani.



