Improcedibilità del giudizio per sopravvenuta carenza di interesse.

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Come noto, si ha improcedibilità per carenza di interesse, quando una o entrambe le parti in giudizio non hanno più interesse all’emissione di un provvedimento decisorio. E ciò perchè, ad esempio, una delle parti ritiene di non più coltivare il giudizio, oppure perchè, nel frattempo, le parti hanno addivenuto ad un nuovo accordo che, di fatto, rende inutile il giudizio.

Il giudicante, però, nella declaratoria di improcedibilità deve valutare con attenzione gli elementi che gli sono noti, e ciò al fine di non eludere la decisione.

Più in particolare, Cons. di Stato, sez. III, 06/11/2020, n. 6827 ne ha delineato in modo netto i contorni.  Sul punto, il Collegio, tenuto conto dell’indirizzo della giurisprudenza consolidata, afferma che si ha improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse nell’ipotesi in cui si verifichi una sopravvenienza tale da rendere certa e definitiva l’inutilità della sentenza, per avere fatto venir meno, per il ricorrente, qualsiasi residua utilità, anche soltanto strumentale o morale, della pronuncia del giudice (cfr. C.d.S., Sez. II, 29 gennaio 2020, n. 742; Sez. V, 22 ottobre 2019, n. 7156 e 14 aprile 2016, n. 1490; Sez. III, 13 settembre 2019, n. 6164), con le precisazioni che la relativa indagine deve essere condotta dal giudicante con il massimo rigore, per evitare che la declaratoria di improcedibilità si risolva in una sostanziale elusione dell’obbligo di pronunciare sulla domanda (cfr. C.d.S., Sez. IV, 4 dicembre 2017, n. 5665), e che l’interesse permane ove la parte possa pretendere il risarcimento del pregiudizio sofferto in conseguenza della determinazione giudicata illegittima (cfr. C.d.S., Sez. V, 28 febbraio 2018, n. 1214)

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