Il TAR Campania, con sentenza n. 140 del 2016, ha ritenuto che, riguardo alla DIA (oggi SCIA), il Comune non può inibire l’attività oltre il termine di 30 giorni stabilito dall’art. 23, sesto comma, del DPR n. 380/01. L’inutile decorso del termine preclude al Comune di intervenire per paralizzare l’intervento, se ravvisi unicamente la necessità di integrare la documentazione accessoria da allegare alla denuncia, senza evidenziare ragioni sostanziali e concludenti che attengano al divieto di esecuzione dell’opera.In diversa ipotesi si versa allorquando le ragioni del divieto di eseguire l’intervento poggino sulla difformità rispetto al titolo edilizio necessario o alle norme che presiedono all’attività edilizia e all’assetto urbanistico.

In tal caso, l’intervento della P.A. ha il suo fondamento nel generale ed inconsumabile potere di repressione dell’attività edilizia contrastante con la normativa, al quale fa riferimento la giurisprudenza per la quale, anche dopo la scadenza del termine fissato dall’art. 23, sesto comma, citato, <<l’amministrazione conserva il potere di verificare se le opere possono essere realizzate sulla base della d.i.a. e può esercitare i poteri di vigilanza e sanzionatori previsti dall’ordinamento” (sez. IV, sent. 12 febbraio 2010 n. 781)>> (Cons. Stato – Sez. IV, 27 gennaio 2015 n. 365.

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Vincenzo Smaldone

Dirigente Area Amministrativa - Comune di Sant'Antonio Abate (NA)

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