Anche il Giudice usa il tasto copiaeincolla!

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E’ interessante dare conto della autoassoluzione dei giudicanti, quando un difensore fa notare che la decisione di una Corte riporta fedelmente ampi brani di atti riferiti ad una delle parti in giudizio.

Più precisamente il difensone chiede se sia lecito censurare la tecnica redazionale della sentenza,  effettuata con metodo “copia/incolla”, di alcune difese spiegate nel giudizio dalla controparte.

Per Cons. Stato, sez. V, 07/01/2021, n. 224, tale circostanza non è sufficiente a ritenere nulla la sentenza e la conseguente rimessione della causa al giudice di primo grado.

La parte interessante della decisione del Cons. Stato è che, richiamando la giurisprudenza della Cassazione, statuisce: “con riguardo all’onere motivazionale delle sentenze, il c.p.c. non esige l’originalità delle modalità espositive né vieta l’uso del contenuto di altri scritti. L’originalità delle modalità espositive della sentenza non risulta richiesta, contemplata o anche solo “auspicata” nel codice di rito. Nel codice si richiede, piuttosto, che una motivazione esista, sia chiara, comprensibile, coerente (pertanto non solo apparente); in nessun punto del codice risulta richiesta, invece, una motivazione espressa con modalità espositive “inedite”. Peraltro, nella disciplina processuale civile non risulta in alcun modo vietato riportare in sentenza il contenuto di scritti (altre sentenze, atti amministrativi, scritti difensivi di parte o più in generale atti processuali) la cui paternità non sia attribuibile all’estensore. Anzi, specie nelle riforme legislative degli ultimi anni e nella giurisprudenza di legittimità, sembra emergere una tendenza addirittura contraria; e ciò è ormai reso inevitabile anche dalla necessità di dare concreta attuazione al principio costituzionale della ragionevole durata del processo […]” (Cass. civ., sez. lav., 9 luglio 2020, n. 14629).

A questo punto ci si può sentire sollevati. Se pure Cassazione e Consiglio di Stato copiano, perchè non può farlo anche il dipendente della P.A. che prende “spunto” da altri provvedimenti che “librano nell’aere”?

PS. Attenzione a modificare il testo. Se siete al livello del mare non scrivete di “rimozione di cumuli di neve”.

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2 Commenti

  1. Il copiare potrebbe essere legittimo qualora il contenuto del ricorso sia identico e non quando un ricorso ha solo delle analogie viene considerato per buono e quindi rispettare il ricorso senza rispondere alle molteplice domande che vengono poste. Non solo la interpretazione che ne viene data appare del tutto personale e distorta dal dettame di una Sentenza di Cassazione.
    Tra l’altro la platea dei ricorrenti sono dei Pensionati e a questi vengono addossati spese assolutamente inaccettabile che svuotano per la loro debolezza il prosieguo di un ricorso a un gradino superiore.

    • Il senso dell’articolo era quello di evidenziare la prassi oramai generalizzata di utilizzare pezzi di documenti di altri e farli propri, senza citarne la fonte. Sarebbe educato, infatti, che chi “copiaeincolla” si preoccupi anche di richiamare il testo da cui si è preso spunto. Nel caso di specie fa riflettere che un giudicante, aderendo alle tesi di una delle parti, non virgoletti neppure il brano citato. Non capisco in quale parte sia stata distorta la Cassazione citata nell’articolo se, come si può verificare, il “dettame” è stato integralmente virgolettato e ne è stata citata la fonte.

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