Ordinanza contingibile ed urgente per l’abbattimento di piccioni.

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Ci siamo già occupati su questo sito della illegittimità di Ordinanze Sindacali che, in ragione dell’emergenza determinata dal numero eccessivo di animali, ha disposto l’abbattimento di piccioni e nutrie.

Nel frattempo altri sono stati gli obiettivi delle Ordinanze ed oggi, tocca nuovamente ai piccioni.

Memore delle censure a suo tempo mosse dal Tar Veneto, il Sindaco di un Comune del Veneto ha, infatti,  ordinato ai sensi dell’art. 50, comma 5, d.lgs. n. 267/2000, una serie di misure preventive, di controllo e risolutive delle problematiche legate alla gestione dei colombi in ambito urbano, prescrivendo l’utilizzo di metodi ecologici, ordinando, nel caso di persistenza del problema, di abbattere i piccioni presenti sul territorio comunale.

Il Tar Veneto, sez. I, 03/12/2020, n. 1167 ha stabilito, invece, che seppure il Comune resistente, in conformità a quanto previsto dall’art. 19, l. n. 157 del 1992, ha previsto l’abbattimento dei piccioni con fucile a canna liscia esclusivamente “previa acquisizione del parere dell’Istituto Superiore per la Fauna Selvatica (Ispra) che verifichi l’inefficacia dei metodi ecologici adottati”, il provvedimento impugnato risulta illegittimo per difetto di puntuale motivazione in ordine ai requisiti della contingibilità e dell’urgenza, e per la mancata indicazione del termine finale di efficacia dell’ordinanza.

Il Collegio ricorda per l’ennesima volta che  “il potere del Sindaco di emanare ordinanze contingibili e urgenti ha natura residuale; il suo esercizio presuppone la necessità di provvedere in via d’urgenza con strumenti extra ordinem per far fronte a situazioni di natura eccezionale ed imprevedibile di pericolo attuale ed imminente per l’incolumità pubblica, cui non si può provvedere con gli strumenti ordinari apprestati dall’ordinamento; i provvedimenti in parola sono perciò connotati da provvisorietà e temporaneità quanto agli effetti e da proporzionalità rispetto al pericolo cui ovviare; è pertanto illegittimo adottare ordinanze contingibili e urgenti per fronteggiare situazioni prevedibili e permanenti o quando non vi sia urgenza di provvedere, cioè l’assoluta necessità di porre in essere un intervento non rinviabile a tutela della pubblica incolumità”. Aggiungendo, poi, nella motivazione del provvedimento impugnato non è dato conto, in modo adeguato, né degli elementi tecnici e istruttori che farebbero emergere la sussistenza di un effettivo rischio igienico sanitario nel Comune resistente, né delle circostanze che dimostrerebbero l’urgenza, ovvero l’assoluta necessità di porre in essere un intervento non rinviabile a tutela della pubblica incolumità.

Infine che il presupposto indefettibile per l’adozione di ordinanze sindacali contingibili e urgenti è la necessità di intervenire urgentemente con misure eccezionali di carattere “provvisorio” e a condizione della “temporaneità dei loro effetti”.

Il ricorso all’ordinanza di necessità ed urgenza si configura, infatti, quale extrema ratio dell’ordinamento, ossia quale rimedio straordinario che l’Amministrazione ha a disposizione per fronteggiare situazioni eccezionali cd imprevedibili, non altrimenti governabili. Questa fisionomia peculiare dell’ordinanza rende necessaria la fissazione di un termine finale di efficacia del provvedimento allo scopo evidente di non istituzionalizzare situazioni emergenziali. Individuazione del termine che difetta nell’Ordinanza impugnata.

Siamo alle solite. Ogni volta che ci si ritrova a commentare Ordinanze contingibili ed urgenti, inevitabilmente ci si imbatte poi nella consueta approssimazione nella motivazione dei provvedimenti.

Un’ultima considerazione. Consiglierei all’amico Fabio di tenersi il più lontano possibile dalle campagne venete. Non si sa mai.

 

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