Intercettata la frase “inventarsi qualche cazzata per cancellare la contravvenzione”; condanna assicurata anche se si cerca di proteggere lo schema annullatorio, invocando l’autotutela.

L’annullamento in autotutela del verbale al codice della strada, anche nei limitati casi in cui è possibile, deve essere veramente motivato su fatti oggettivi e non deve essere condizionato da interessi privati o fornire il “paravento” a motivazioni differenti. Questo è l’insegnamento che si trae dalla sentenza della Suprema Corte (Cass. pen. Sez. V, Sent., 16-03-2018, n. 12355) che, tra le altre fattispecie di reato, considera la condotta di alcuni militari relativa all’annullamento di un verbale.
Inutile invocare i principi di diritto che attengono all’autotutela, quando dalle captazioni telefoniche emergono circostanze specifiche di una certa consistenza, quali: “la Corte territoriale ha ragionato nella prospettiva anche della lettura del verbale successiva alla telefonata del T., che comunque non parlava affatto di errori ma conteneva la promessa dell’imputato al collega intercessore di “inventarsi qualche cazzata per cancellare la contravvenzione”.

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Pino Napolitano

Avvocato, dirigente comunale, Dottore di ricerca e specializzato in Diritto Amministrativo.

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