Legittimo il sequestro del veicolo cointestato. Ergo, in caso di comproprietà si dovrà procedere al sequestro finalizzato alla confisca del veicolo, salvo il diritto del comproprietario estraneo al reato che potrà far valere le proprie legittime pretese per la parte di proprietà, finanche davanti al giudice dell’esecuzione. Così si è espressa la IV sezione penale della Corte di Cassazione con la sentenza n. 47024 del 13 novembre 2014.  

IL CASO Un automobilista era imputato della contravvenzione di guida in stato di ebbrezza con valore di tasso alcolemico di oltre 1,5 g per litro. Su richiesta dello stesso il giudizio veniva determinato con l’applicazione della pena ex articolo 447 c.p.c. (mesi due e giorni 24 di arresto ed ammenda sostituita con la pena del lavoro di pubblica utilità) e con la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida per la durata di anni tre, raddoppiata rispetto al periodi di sospensione previsto di anni uno e sei mesi, in quanto il veicolo apparteneva a persona estranea al reato. L’imputato avverso la sentenza proponeva ricorso per cassazione deducendo erronea applicazione della legge penale sostanziale e mancanza e/o manifesta illogicità e/o contraddittorietà della motivazione risultante dal testo della sentenza, che non aveva considerato la cointestazione dell’autovettura. Il procuratore generale si pronunciava per il sì alla confisca, e no al raddoppio della sospensione della patente.

 

LA DECISIONE DELLA CORTE La Cassazione ha ritenuto che è possibile la confisca parziale della cosa allorché anche una sola parte di essa sia di proprietà del condannato e la confisca dell’intero verrebbe a sacrificare i diritti di terzi estranei al reato, poiché non deve essere confusa l’applicabilità con le modalità di esecuzione quando la confisca di un bene indivisibile comporti una comunione incidentale tra Stato ed altri soggetti (Cass. Pen. sez. III, n. 1650 del 13 dicembre 1984); in tali casi la confisca ha effetto in misura della quota di proprietà del condannato e di coloro che sono stati ritenuti non estranei al reato (così Cass. Pen. Sez. I, n. 248 del 12 maggio 1987) in quanto la decisione con la quale viene disposta la sentenza non può fare stato nei confronti di terzi che non siano stati parte del procedimento penale e che pertanto possono proporre incidente di esecuzione davanti al giudice competente per far valere gli stessi diritti che avrebbero potuto far valere nei confronti dell’imputato, compreso quello alla restituzione della cosa della quale sia stata ordinata la confisca (in tal senso Cass. Pen. Sez. I, n. 1920 del 5 settembre 1994 – Sez. II, n. 3020 del 24 febbraio 1989 – Sez. IV, n. 2885 del 28 gennaio 1997 ) a condizione, si ribadisce, che non siano stati parte del procedimento che ha portato alla sentenza di condanna e di irrogazione della confisca (sul punto specifico Cass. Pen. Sez. V, n. 34705 del 24 settembre 2001). Nel caso de quo “la prova contraria dell’insussistenza del diritto di comproprietà del veicolo non può derivare dalla mera constatazione del non avere la polizia giudiziaria proceduto al sequestro del medesimo. Da ciò deriva che il veicolo avrebbe dovuto essere confiscato e la durata della sanzione accessoria della sospensione della patente di guida non avrebbe dovuto essere raddoppiata“.

Mimmo Carola

 

 

 

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