Diritto di accesso alle relazioni degli Assistenti Sociali. Richiesta del padre separato.

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Come noto, è ammesso il diritto all’accesso di atti assolutamente per la cura e gli interessi giuridici propri o dei figli minorenni.

Tale diritto presenta un arresto quando si tratti di atti riferiti alla madre della figlia minorenne e per le quali il Tribunale per i Minorenni abbia chiesto di relazionare agli Assistenti Sociali o, al contrario, il diritto del genitore è assoluto e pieno e non incontra ostacoli?

Investito della questione, il Tar Emilia Romagna, Parma, sez. I, 10/11/2020, n. 198 ha stabilito che il citato genitore non ha diritto ad accedere al fascicolo riguardante la madre della figlia.

La decisione in commento appare ancora più interessante quando scrutina le ragioni del richiedente.

Questi, infatti, “al fine di tutelare l’incolumità della propria figlia minore, collocata presso la madre, la quale versa in condizioni psicofisiche molto precarie, ”, ha richiesto  “copia della “presa in carico e relazioni degli assistenti sociali, afferenti la cartella sociale della donna ed eventuali segnalazioni al SERT ”, nonché della “eventuale presa in carico o relazioni riguardanti la figlia ”.

La richiesta dei dati riguardava, come sopra osservato, la tutela dei diritti della propria figlia minore.

Il Collegio, invece, ha rilevato che le relazioni redatte dagli Ass. Soc. sono state svolte su mandato del Pubblico Ministero presso il Tribunale e, quindi, tali relazioni, come pure ogni altro documento formato dagli operatori sociali al fine di adempiere il mandato del giudice, “sono assimilabili ad atti giudiziari e/o processuali, per i quali non è configurabile il diritto di accesso”.

Oltretutto non sussiste alcun diritto per il soggetto richiedente di accedere ai documenti relativi alla “presa in carico e relazioni dei Servizi sociali, afferenti la cartella sociale della ex compagna”, in quanto lo stesso non vanta alcuna posizione di interesse diretto nei confronti della predetta in quanto tale ma solo, eventualmente, come madre della propria figlia e, dunque, lo stesso può avere, al più, un interesse ad accedere alla documentazione riguardante la minore.

In altri termini, il Collegio osserva che ogni interesse del ricorrente nei confronti della ex compagna non può che derivare dal suo status di madre esercente la potestà genitoriale nei confronti della minore (e, dunque, con interesse limitato al fascicolo predisposto dagli Assistenti Sociali con riferimento alla posizione della predetta minore) e non direttamente come ex compagna dello stesso (e, conseguentemente, con un accesso diretto al fascicolo della stessa), atteso che le considerazioni relative al concreto esercizio della potestà genitoriale della madre sono necessariamente contenute nelle relazioni redatte dal Comune relativamente alla posizione della figlia, nell’ottica di tutela della medesima.

Conseguentemente il Comune ha correttamente opposto il diniego all’accesso agli atti formati su richiesta dalla Procura della Repubblica nell’ambito di un procedimento giudiziario civile e che, dunque, ben potrà il genitore fare riferimento alla stessa Autorità Giudiziaria per tutelare il proprio interesse nei confronti della figlia minore, richiedendo alla medesima copia della documentazione, ossia delle due relazioni svolte dal Comune  relativamente alla situazione della propria figlia minore sopra menzionate.

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